Inoltre gli eserciti incominciarono ad essere uno strumento nelle mani di spregiudicati generali nella conquista del potere. L’unità di base che costituiva l'ossatura dell’esercito romano era la legione (legio, da lego, cioè "scelgo"). Non possiamo escludere, però, che tale riorganizzazione (rispetto a quella proposta da Tito Livio nel paragrafo precedente), non possa appartenere ad un'epoca antecedente e databile addirittura alla stessa guerra latina (340-338 a.C.),[62] o alla terza guerra sannitica (298-290 a.C.) oppure alla guerra condotta contro Pirro e parte della Magna Grecia (280-272 a.C.). Oltre ai Visigoti, che alla fine ottennero, dopo molte altre battaglie contro l'Impero, la concessione dall'Imperatore Onorio di fondare un regno federato in Aquitania (418), altri popoli come Vandali, Alani, Svevi e Burgundi (che entrarono all'interno dei confini dell'Impero nel 406) ottennero, grazie alle sconfitte militari che inflissero a Roma, il permesso imperiale di stanziarsi all'interno dell'Impero. Per questi motivi egli introdusse per primo la coorte, elemento intermedio tra l'intera legione ed il manipolo. Il motto della fanteria tardo-imperiale, come ci viene descritto nello Strategikon di Maurizio (VI secolo) era: «Silentium. Una prima riforma fu fatta dal re Servio Tullio: la leva veniva fatta in base al censo. Da alcune fonti letterarie del tempo si può evincere che il termine "ausiliario" divenne a poco a poco sinonimo di "soldato", così come lo fu nei secoli precedenti il termine "legionario", il che sta ad indicare una fase di progressiva smobilitazione delle antiche unità legionarie in favore di quelle ausiliarie. [237] Privato dell'esercito delle Gallie ed essendosi ridotti i possedimenti imperiali nelle Gallie a Provenza e Alvernia, l'Impero non era in grado di difenderle con il solo esercito d'Italia e nel 475/476 le due regioni furono conquistate dai Visigoti di re Eurico. Questo contribuì alla creazione di un esercito di professione, e la stessa Roma nel corso di quest’epoca si trovò a far fronte alle promesse di distribuzione delle terre ai veterani fatte dai suoi generali. L'organizzazione interna dell'esercito romano descritta da Polibio nel suo VI libro delle Storie, è da datarsi al principio della seconda guerra punica (218-202 a.C.). Il ruolo strategico del tipo 1 era comunque abbastanza differente dal tipo 2: gli eserciti presentali furono costituiti con lo scopo primario di fornire una grossa assistenza all'Imperatore contro eventuali usurpatori, che spesso venivano sconfitti a causa delle enormi dimensioni degli eserciti presentali, anche se spesso accompagnavano l'Imperatore in importanti campagne militari come una guerra estera o il respingere un'invasione barbarica;[194] al contrario, il comitatus regionale aveva come compito principale il supporto bellico dei limitanei in operazioni nella regione dove questi ultimi avevano sede.[195]. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, "The Army" in Cambridge Ancient History 2nd Ed Vol XIII (The Later Empire 337–425), Appendix: Naval Power in the Fifth Century, Il mondo di Roma imperiale, la formazione, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Le armature romane in età imperiale. Gli uomini giovani e inesperti servivano tra gli hastati, gli uomini più anziani e con qualche esperienza militare erano impiegati come principes, mentre le truppe dei veterani, di età avanzata e con esperienza, rifornivano i triarii. L’esercito romano nel VI secolo d.C. Continuando la mia analisi dell’evoluzione storica dell’esercito dell’Impero Romano d’Oriente, passo a descrivere in qual modo l’esercito descritto dallo Strategikon si è evoluto, nel corso del V e VI sec. Questa forma di governo a quattro, se da un lato non fu così felice nella trasmissione dei poteri (vedi successiva guerra civile), ebbe tuttavia il grande merito di fronteggiare con tempestività i pericoli esterni al mondo romano. Creò un esercito permanente di volontari, disposti a servire inizialmente per sedici anni (i legionari), e poi per vent'anni (dal 6); gli auxilia provinciali furono invece tratti da volontari non-cittadini, desiderosi di diventare cittadini romani al termine di una ferma militare della durata di 20-25 anni. [241] Solo con l'uccisione di Maggioriano cominciò il vero declino: la rivolta del magister militum per Gallias, Egidio, legato a Maggioriano e perciò adirato per il suo assassinio, privò l'Impero d'Occidente dell'esercito delle Gallie, passato dalla parte del ribelle; l'Impero si trovò così costretto a fare concessioni territoriali a Burgundi e Visigoti per convincerli a combattere per conto dell'Impero il ribelle in modo da vincerlo e riportare sotto il suo controllo l'esercito gallico; ciò si provò inefficace, e le province galliche settentrionali sotto il controllo di Egidio si separarono dall'Impero, costituendo il Dominio di Soissons. Gli stessi pedes, certamente meno disciplinati degli antichi legionari che avevano reso grande Roma, erano molto più versatili: trasportavano nell'incavo dello scudo cinque dardi (plumbatae). [47] Secondo il De Francisci, la cavalleria venne organizzata non più in centuriae, ma in turmae.[48]. Fino a quel momento ciascuno adempiva al servizio militare a proprie spese. Necessario a Roma per le sue conquiste militari, l’ esercito romano fu sempre organizzato rigorosamente, e l’evoluzione della società e della potenza romana ne influenzarono struttura, reclutamento e tecniche di combattimento. Scheidel, W., 1996, "Measuring Sex, Age and Death in the Roman Empire", Il termine è usato, occasionalmente, come un antico nome dei cavalieri romani: in, Nei circa due secoli che separano la Seconda guerra punica dall'avvento del Principato di Augusto si è calcolato che in media era impegnata ogni anno nell'esercito il 13 per cento della popolazione maschile sopra i 17 anni, con punte del 30 per cento (, Tale affermazione costituisce una congettura fondata sul fatto che l'ultimo a citare l'utilizzo del manipolo sia stato, Una forte guarnigione romana veniva posta nella nuova città di, Secondo Giorgio Ruffolo la cifra di un milione di uomini sotto Costantino è esagerata (. Ogni contingente militare era formato da 3 000 fanti e 300 cavalieri, scelti tra la popolazione, e che chiamò legione (latino: legio),[8][9] una tradizione di cui gli studiosi riconoscono l'evidente carattere di arbitrarietà. [14], Mommsen usa argomenti filologici e riferimenti a Livio e altri autori per suggerire che la gran massa dei fanti consisteva probabilmente di pilumni (lanciatori di pilum), con un numero più piccolo a servire forse come arquites (arcieri). [175] È da aggiungere che la divisione interna del mondo romano in quattro diversi settori strategici (a sua volta suddiviso in 12 diocesi, con l'aggiunta di numerose nuove province) portò, tuttavia, inevitabilmente ad un aumento del numero degli effettivi,[176] con il conseguente irrigidimento del servizio di leva obbligatorio[175] e l'introduzione del servizio di leva ereditario. [88], Durante il II secolo a.C., il territorio romano conobbe un generale declino demografico,[89] in parte dovuto alle enormi perdite umane subite nel corso di varie guerre. Gibbon (Capitolo XVII) narra che molti giovani si tagliarono le dita della mano destra pur di non essere arruolati. Fondatore e direttore artistico del Picentia Short Film Festival. Si trattava di un'iniziativa resasi necessaria anche a causa della perdita degli Agri decumates tra il Reno ed il Danubio, che aveva portato i vicini Germani a trovarsi più vicini alla penisola italica, centro del potere imperiale.[169]. [89] Al tempo di Polibio, i triarii o i loro successori rappresentavano un tipo distinto di fanteria pesante armati con un unico tipo di corazza, mentre gli hastati e i principes erano divenuti ormai indistinguibili. L'esercito romano Nella evoluzione storica e statuale di Roma vi è un organismo centrale che riassume in maniera emblematica quelle che furono le virtù e II - Da Augusto ai Severi, L'esercito romano. Si conserva qui la tradizionale divisione tra Impero ed esercito romano, che sarebbero terminati alla fine del V secolo, e Impero ed esercito bizantino, All'Imperatore rispondevano sempre due prefetti del pretorio, oltre a un Praefectus urbis Romae, un Magister officiorum e un Comes domesticorum, come segue: A questa struttura seguiva parallelamente una conseguente divisione territoriale delle forze militari, ma considerando anche che le forze andavano suddivise tra fanteria (Magister peditum praesentalis) e cavalleria (Magister equitum praesentalis), come segue: La sezione occidentale venne completata considerevolmente più tardi della sua parte occidentale, intorno al 425, dopo che l'Occidente fu devastato e in parte occupato dalle tribù barbare;[223] inoltre subì diversi aggiornamenti, nel corso del periodo ca. [170] Ciò potrebbe essere spiegato anche con il fatto che gli stessi senatori erano ormai più interessati a vivere nel lusso delle loro ville in Italia, piuttosto che nelle ristrettezze che la vita militare nelle province richiedeva. La riforma di Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, riguardò la sola classe dei cavalieri, aumentandone gli effettivi. Queste truppe, non avendo infatti una prospettiva immediata di guerra o di, tornò all'ordinamento augusteo, riducendo le coorti pretoriane a 9, e ancora una volta, veniva creata una nuova legione in vista delle, vietò che si facessero accampare due legioni assieme e che un soldato depositasse presso le insegne della legione più di 1000 sesterzi, perché la consistenza del deposito delle legioni aveva rassicurato, È forse a questo imperatore o alla precedente, formò due nuove legioni, la prima in vista della, È certo che la sua inerzia nel rifiutare soluzioni militari offensive, ad. Il risultato fu un esercito romano nel nome, ma sempre più estraneo alla società che era chiamato a proteggere. La riforma più sostanziale si ebbe con Caio Mario (fine II secolo a.C.), che promosse la il reclutamento volontario, lasciando tuttavia la leva obbligatoria: il periodo di ferma era ventennale, era retribuito ed era aperto anche aiproletarii. [99] Furono poi eliminate le divisioni precedenti tra Hastati, Principes e Triarii, ora tutti equipaggiati con il pilum (non più l'hasta, che fino ad allora era in dotazione ai Triarii). 79 relazioni. Le seconde erano eredi delle unità ausiliarie di differenti origini etniche (a titolo di esempio si pensi agli Heruli e ai Batavi) che dopo la constitutio antoniniana di Caracalla (212) erano state integrate nel tessuto imperiale. Suoi subordinati erano i luogotenenti (legati), gli ufficiali (tribuni militum) e i comandanti della centuria (centuriones). [15] La cavalleria era di molto inferiore in numero e consisteva probabilmente unicamente dei cittadini più ricchi della città. Le tre classi di unità tattiche conservavano forse qualche vago parallelo con le divisioni sociali della società romana, ma almeno ufficialmente le tre linee erano basate sull'età e l'esperienza piuttosto che sulle classi sociali. manipulus singolare, manipuli plurale, da manus, ovvero "mano"), è pertanto utilizzato in contrapposizione con il successivo "esercito legionario" tardo repubblicano e alto imperiale, che era incentrato invece su un sistema di unità chiamate coorti. espansione territoriale di Roma, hanno avuto come diretta conseguenza, l’evoluzione dell’ordinamento militare dell’esercito romano. Venivano scelti solo uomini appartenenti ad una delle tribù gentilizie adatti al combattimento per un totale di 3000 fanti (pedites) e 300 cavalieri (equites), suddivisi rispettivamente in 30 centuriae e 30 decuriae. Sotto Augusto, con l'avvento dell'Impero, la leva è un diritto del principe, ed avviene in Italia e nelle province per cura dei suoi legati e di appositi ufficiali, in relazione ai bisogni dei vari eserciti. [71], Il cursus honorum prevedeva che nessuno potesse intraprendere la carriera politica senza aver prestato almeno 10 anni di servizio militare. [224] Poiché i pseudocomitatenses erano meno efficienti dei comitatenses, e non si hanno prove del fatto che le truppe di frontiera promosse furono sostituite, ciò implicava un degrado dell'esercito sia in qualità che in quantità. La vita dei legionari ai tempi della guerra di Gallia, Scipione e Annibale. In totale vi erano circa 340 000 uomini, di cui 140 000 servivano nelle legioni. [233] Sempre Vegezio lamentava poi che i proprietari terrieri, non intendendo perdere manodopera, escogitavano diversi espedienti pur di non fornire soldati all'esercito, ricorrendo anche alla corruzione degli ufficiali reclutatori: ciò fece sì che, invece di reclutare gente idonea al combattimento, venissero reclutati pescatori, pasticcieri, tessitori e altre professioni ritenute non idonee da Vegezio. Man mano che il dominio di Roma si estese nella penisola italiana e nel mare Mediterraneo, i sistemi di reclutamento si modificarono adattandosi alle condizioni ambientali. III - Dal III secolo alla fine dell'Impero d'Occidente. Tuttavia, una traccia della vera organizzazione sopravvive: la Notitia mostra i duces della Caesariensis e Tripolitania come dipendenti al comes Africae. Con la riforma augustea dell’esercito romano, l’accesso alla carriera militare non era aperto a tutti, infatti era necessario rispondere a precisi requisiti fisici. Da questo momento la centuria dell'esercito romano ebbe in media la metà dell'effettivo indicato dal suo nome; ... ed è d'altra parte naturale che gli ordinamenti militari romani abbiano assunto forme varie nell'evoluzione tre volte secolare dall'epoca di re Servio al sec. Il numero delle legioni non solo fu aumentato, ma fu meglio distribuito: si cominciarono a utilizzare sempre più spesso loro vexillationes, riducendo il numero degli effettivi della "legione madre" a vantaggio di sue "parti" inviate in altri settori strategici, dai quali mai più avrebbero fatto ritorno al "campo base". Le unità di fanteria dell'esercito romano tardo imperiale erano le legiones (palatinae, comitatenses o pseudocomitatenses) e le auxiliae palatinae. E ipotizza che non sia del tutto improbabile che queste gentes abbiano potuto condurre specifiche spedizioni in modo del tutto autonomo come accadde alla gens Fabia nella battaglia del Cremera. Questo punto della riforma, però, eliminò definitivamente ogni legame tra le legioni e l'Italia, poiché i nuovi comandanti, che erano spesso militari di carriera partiti dai gradi più bassi e arrivati a quelli più alti, erano interessati solo al proprio tornaconto o al massimo agli interessi della provincia d'origine, ma non a Roma. A differenza delle successive formazioni legionarie, composte esclusivamente di fanteria pesante, le legioni della prima e media età repubblicana consistevano di fanteria sia leggera che pesante. Vegezio, autore di un manuale di strategia militare redatto tra la fine del IV secolo e la prima metà del V secolo, si lamentò per l'imbarbarimento progressivo dell'esercito romano, il quale, cominciando a combattere alla maniera barbarica, perse il suo tradizionale vantaggio nella superiore disciplina e strategia militare; lo stesso Vegezio si lamentò per il fatto che l'imperatore Graziano avesse permesso ai suoi fanti, probabilmente di origini barbariche, di non indossare più elmo e armature, esponendoli maggiormente alle armi nemiche e portando come nefasta conseguenza a diverse sconfitte contro gli arcieri goti. In età monarchica e repubblicana la società era formata da pochi ceti prevalenti, i patrizi (che alimentavano l'esercito e il ceto dirigente), i plebei (soprattutto contadini), gli … Storia ed evoluzione Lo stesso ... della cavalleria se da un lato andava ad accentuare il carattere di maggior mobilità e "riserva strategica" del nuovo esercito romano nel su complesso, dall'altra riduceva le sue caratteristiche di esercito di "confine o sbarramento" che ne aveva caratterizzato il periodo precedente fin dai temi di Adriano. In ogni sua parte le truppe erano pronte a opporsi agli invasori ed a respingerli.», Una conseguenza di questa trasformazione delle frontiere fu anche l'aumento della protezione delle nuove e vecchie strutture militari, che vennero adeguate alle nuove esigenze difensive (tale necessità non era così urgente nei primi due secoli dell'Impero romano, dedicati soprattutto alla conquista di nuovi territori). Il termine ala impiegato nell'esercito romano ebbe almeno tre differenti significati tattici nel corso della storia romana.